Da oltre 30 anni supportiamo la persona con balbuzie nel suo percorso verso la fluenza
Cos’è la Balbuzie
La balbuzie è più di un disturbo del linguaggio: comprende emozioni, pensieri, comportamenti che incidono sulla vita di relazione.

La balbuzie è un disturbo con queste tre caratteristiche fondamentali

Il parlato disfluente

  • Difficoltà nel coordinare respiro-suono-articolazione.
  • Difficoltà nel coordinare tra loro il pensiero e la parola.

La tensione emotiva

  • Il vissuto della balbuzie e le emozioni correlate: paura, vergogna, rabbia, frustrazione.
  • Il tono muscolare alterato nelle aree orale, cervicale, diaframmatica.

L’ansia sociale

  • Il peso attribuito al giudizio e alle aspettative degli altri.
  • Il senso di inferiorità e la condotta di evitamento.

Tra le varie definizioni/descrizioni della balbuzie ne selezioniamo due, tuttora ritenute universalmente valide.

È un disturbo del flusso verbale per cui la persona “sa esattamente cosa vorrebbe dire ma non ci riesce a causa di arresti, ripetizioni, prolungamenti di un suono aventi carattere di involontarietà”.

OMS/Organizzazione Mondiale della Sanità (1977)

 “…le interruzioni sono accompagnate da attività accessorie che coinvolgono sia l’apparato fonatorio che altre parti del corpo. Il discorso, in queste condizioni, tende a svolgersi in maniera stereotipata.

Si osserva inoltre… la presenza di uno stato emotivo di ‘eccitazione’ o ‘tensione’ che comporta emozioni specifiche come paura, imbarazzo, irritazione, ecc.

L’origine immediata della balbuzie è un non-coordinamento nel meccanismo periferico del flusso verbale.

La causa è tuttora sconosciuta…”.

Marcel E. Wingate (1964)

La balbuzie è multiforme.

Scopri le diverse manifestazioni, le 4 fasi di sviluppo secondo Bloodstein e l'importanza della fluenza per migliorare la comunicazione in modo efficace e consapevole.

C’è balbuzie e balbuzie

Alla tipologia tradizionale – balbuzie tonica, clonica, mista – preferiamo quella che viene proposta da alcuni studiosi e clinici e che ricorda la risposta dell’animale dinanzi al pericolo. In effetti in questa tipologia le stesse denominazioni sembrano descrivere e rappresentare meglio il comportamento della persona con balbuzie.

Le 4 fasi di Bloodstein

La sintomatologia e la fenomenologia della balbuzie evolvono e si modificano nel tempo. Bloodstein (1960) propone un andamento in quattro fasi.

La fluenza

Premesso che esiste una fluenza nel camminare, nella guida, nel calcolo ecc., quello che possiamo dire è che tante sono le abilità umane. Anche la fluenza verbale è un’abilità che riguarda appunto un dominio specifico: il linguaggio. Ci soffermiamo su questo argomento perché possiamo renderci conto che parlare di fluenza è parlare di qualcosa di molto sofisticato e complesso.

C’è balbuzie e balbuzie

Alla tipologia tradizionale – balbuzie tonica, clonica, mista – preferiamo quella che viene proposta da alcuni studiosi e clinici e che ricorda la risposta dell’animale dinanzi al pericolo. In effetti in questa tipologia le stesse denominazioni sembrano descrivere e rappresentare meglio il comportamento della persona con balbuzie.

FIGHT = balbuzie di lotta

Questa forma di balbuzie è caratterizzata sia da attacchi duri su determinati fonemi che dalla ripetizione ipertonica (più frequente) o ipotonica di un fonema o di una sillaba contro cui appunto il soggetto “lotta” (es. pp-pp-pp-ppalla; mme-mme-mmela).

FLIGHT = balbuzie di fuga

Questa forma riguarda le sostituzioni di parole, le pause “tattiche”, gli intercalari o i ‘suoni parassiti’ che fungono da stampella o da trampolino.

FREEZE = balbuzie di congelamento o blocco

E’ la forma caratterizzata dal blocco silente più o meno prolungato.
Nella realtà concreta delle persone con balbuzie, le suddette tre tipologie possono presentarsi secondo combinazioni del tutto individuali. Perciò si avranno forme miste di balbuzie in cui le tre tipologie si combinano in modo diverso tra loro e dove una o due delle tre prevalgono in misura quali-quantitativamente differenziata.

Alcuni studiosi hanno stilato questa classificazione del disturbo rifacendosi alle principali risposte che l’interessato mette in atto davanti ad uno stimolo/situazione di paura (Bertens, A. and Weeda-Hageman, J. – 1998 – Kinderen die stotteren. Amsterdam: Boom).

Di fronte ad una situazione che suscita paura l’essere umano (come anche molti animali) dà diverse risposte – fisiologiche, mentali e comportamentali – oggi ampiamente riconosciute sulla base delle principali teorie delle emozioni avanzate inizialmente da Cannon nel 1929 e successivamente puntualizzate da altri (Gray 1988) come appunto:

FIGHT (lotta)
FLIGHT (fuga)
FREEZE (congelamento, blocco)

Le 4 fasi di Bloodstein

La sintomatologia e la fenomenologia della balbuzie evolvono e si modificano nel tempo.
Bloodstein (1960) propone un andamento in quattro fasi.

Fase 1

  • Le difficoltà hanno una tendenza episodica. Periodi di disfluenza di durata variabile (settimane o mesi) si alternano a periodi di fluenza del tutto normale.
  • Il bambino presenta maggiore difficoltà quando è eccitato o turbato, quando ha molte cose da dire o in altre condizioni di stress comunicativo.
  • Prevalgono le ripetizioni di sillabe iniziali o di brevi parole. Eventuali sintomi più gravi sono generalmente passeggeri e intermittenti.
  • Queste ripetizioni in genere si riscontrano all’inizio della frase e interessano, a differenza delle forme di balbuzie conclamata, anche i pronomi, le congiunzioni, gli articoli e le preposizioni.
  • Il bambino in questa prima fase non manifesta coscienza né preoccupazione per le interruzioni nel suo eloquio.

Fase 2

  • Il disturbo diventa essenzialmente cronico per cui gli intervalli di normale fluenza sono sempre più rari.
  • Il bambino sviluppa coscienza delle difficoltà ma in lui non si riscontra ancora preoccupazione.
  • Le parole su cui il bambino balbetta sono fondamentalmente i nomi, i verbi, gli aggettivi e gli avverbi.
  • Eccitazione e velocità nel parlare tendono ad aumentare il balbettamento.

Fase 3

  • La balbuzie si presenta essenzialmente in risposta a situazioni specifiche.
  • Certe parole e fonemi vengono giudicati dal soggetto come più difficili.
  • Appaiono reazioni come sostituzione di parole e circonlocuzioni.
  • Possono ancora non essere presenti evitamento di situazioni di linguaggio, paura o imbarazzo.

Fase 4

  • È sempre presente una evidente anticipazione delle difficoltà.
  • Esiste paura nei confronti di parole, fonemi e situazioni di linguaggio.
  • Sostituzioni e circonlocuzioni vengono utilizzate molto frequentemente.
  • La paura e l’imbarazzo si manifestano con evitamento delle situazioni di linguaggio o altre reazioni.
Questo schema richiede che si tengano presenti i dati sull’età di insorgenza e sulla differenza tra una balbuzie incipiente e le normali disfluenze dell’infanzia.

Che si tratti di un bambino o di un adolescente o di un adulto, ciascuno di loro potrà riconoscersi, per quanto riguarda l’evoluzione della propria balbuzie, nelle fasi proposte da Bloodstein.
Rielaborato da Piero D’Erasmo sulla base di testi sull’argomento a firma di A. Accornero e C. Bellussi.

La Fluenza

Premesso che esiste una fluenza nel camminare, nella guida, nel calcolo ecc., quello che possiamo dire è che tante sono le abilità umane. Anche la fluenza verbale è un’abilità che riguarda appunto un dominio specifico: il linguaggio. Ci soffermiamo su questo argomento perché possiamo renderci conto che parlare di fluenza è parlare di qualcosa di molto sofisticato e complesso.

Caratteristiche

Le abilità hanno due caratteristiche.
Si acquisiscono un po’ alla volta, non all’improvviso e richiedono una certa pratica e quindi del tempo. Nel caso della parola per essere fluenti è necessario parlare fluentemente per molto tempo. Ciò fa comprendere che la fluenza tende a perfezionarsi col tempo e con la pratica per cui l’abilità si va consolidando via via.
Le abilità tendono ad essere poco flessibili nel senso che l’apprendimento di una certa abilità in genere non facilita l’apprendimento di un’altra. Nel caso specifico della fluenza, l’essere fluenti, per esempio nella conversazione faccia a faccia, non vuol dire esserlo automaticamente anche nella conversazione telefonica. Sono tante le persone che riferiscono di questa e di altre simili situazioni disagevoli. Da questo si deduce che lo sviluppo della fluenza come abilità comporta lo sviluppo di meccanismi automatici e poco coscienti di elaborazione. Vale a dire: quanto più la persona è fluente meno bisogno ha di prestare attenzione al parlare. La fluenza in questo caso semplicemente accade senza che la persona riesca a spiegarsi il perché e il come.

Disfluenze ed esitazioni

Un tempo le esitazioni e certe disfluenze erano considerate un errore o un difetto di parola. Oggi non è più così perché si sa che l’esitazione o la dislfuenza permette a chi sta parlando di risolvere le sue difficoltà momentanee che hanno a che fare con il “cosa dire” e il “come dire quella cosa”. Esitazioni e disfluenze sono presenti nel parlato di tutti per il semplice fatto che nessuno è esente da questo tipo di evenienza nella sua vita di parlatore. Solo nel leggere un testo già conosciuto o nel dire qualcosa a memoria le esitazioni e le disfluenze possono addirittura non verificarsi oppure presentarsi in misura minima data appunto la particolare padronanza del testo.

Esitazione, disfluenza comune

L’esitazione o disfluenza comune è presente nel parlato di tutti. Il riferimento qui è alle pause silenziose da esitazione, a quelle riempite da suoni come “eee”, “mmm”, ai prolungamenti finali, alle ripetizioni di parole e di falsi inizi. Nei normoloquenti le esitazioni comuni non superano il 10% del parlato.

Esitazione, disfluenza balbettata

L’esitazione o disfluenza balbettata è presente più tipicamente nel parlato di persone con balbuzie anche se occasionalmente è riscontrabile nelle persone che non balbettano. Si tratta di ripetizioni di suoni e di sillabe, di prolungamenti iniziali e di blocchi. Nelle persone fluenti le esitazioni balbettate raggiungono al massimo il 2% del parlato.

Riformulazioni

Talvolta si riscontra la presenza di “marcatori di riformulazione” come per esempio: “vale a dire”, “o meglio”, “in effetti”. Le riformulazioni hanno a che vedere con le ripetizioni, le perifrasi, le correzioni. Le persone considerate fluenti presentano una quantità ridotta di riformulazioni.

Pause silenziose fluenti

Diversamente dalle pause silenziose da esitazione, le pause silenziose fluenti tendono a manifestarsi tra le frasi o i sintagmi. Inoltre prima e dopo la pausa si riscontrano differenze significative nella frequenza vocale.

Diversamente da quello che si crede, le pause silenziose fluenti non servono soltanto per consentire a chi sta parlando di respirare. Le pause servono ad enfatizzare dei significati, motivo per cui vengono fatte in punti linguisticamente rilevanti (tra frasi e sintagmi). Intanto nel fare la pausa colui che sta parlando ne approfitta per respirare.

In chi non presenta disturbi della comunicazione, il 70% delle pause silenziose sono fluenti mentre il 30 % sono pause da esitazione. È noto che coloro che fanno pause con maggiore frequenza nelle frontiere sintattiche forti (tra frasi e sintagmi appunto) presentano tendenzialmente un numero minore di esitazioni/disfluenze nella parola.

Coloro che vengono considerati fluenti fanno pause adeguate per numero, durata e distribuzione.

Tasso di articolazione (velocità dell’eloquio)

Il tasso di articolazione si riferisce alla percezione di quanto una persona parli lentamente o a velocità media o a velocità esagerata. È importante sottolineare che i valori del tasso di articolazione variano a seconda della comunità sociolinguistica in cui si vive. Le persone considerate fluenti presentano tassi di eloquio confortevoli, nè molto lenti nè molto veloci.

Morbidezza o facilità di emissione

Si riferisce allo sforzo impiegato nel parlare. Dal punto di vista fisico lo sforzo è legato alla pressione sotto la laringe, alla tensione laringea e alla pressione della lingua. Coloro che vengono considerati fluenti presentano poco sforzo fisico durante l’eloquio.

Abilità grammaticale

Si riferisce alla facilità nell’applicare le regole di formazione e combinazione di parole durante la comunicazione spontanea. Parti di un discorso in cui sono assenti articoli, preposizioni o congiunzioni, per esempio, vengono considerate parti meno fluenti in quanto ci sono delle rotture nella costruzione grammaticale dell’enunciato. I soggetti considerati fluenti presentano poco sforzo fisico nell’eloquio.

Complessità semantica

Riguarda i concetti espressi durante un discorso. Per esempio, da una parte l’utilizzo di parole rare, l’adeguata coesione logica tra i concetti e l’abbondanza di concetti, dall’altra l’uso limitato di determinate parole o di espressioni senza senso, sono tutti fattori che fanno comprendere quanto il parlare sia complesso in termini di significato.

I soggetti considerati fluenti presentano tendenzialmente un eloquio con complessità semantica media o elevata.
Tradotto e rielaborato da Piero D’Erasmo su un testo di S. Merlo (2006) – Hesitações na Fala Semi-Espontânea: Análise por Séries Temporais. Tesi di specializzazione. Relatore: Prof. Dr. Plínio Almeida Barbosa. Campinas – IEL – UNICAMP.
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